Nel corso del Congresso Nazionale su Salute Mentale e Neuroscienze, la Prof.ssa Nadia Bolognini, Professore Ordinario di Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, ha affrontato un tema di grande rilevanza clinica: i deficit del campo visivo che insorgono dopo un ictus. Tali deficit rappresentano una delle conseguenze più frequenti di questa patologia, con una prevalenza che oscilla tra il 25% e il 57% dei casi, raggiungendo il 70% nei pazienti colpiti da ictus che interessa l’arteria cerebrale posteriore.

Queste limitazioni visive compromettono significativamente la qualità della vita, ostacolando attività quotidiane come leggere, guidare e muoversi autonomamente. La difficoltà nell’esplorare adeguatamente lo spazio visivo può inoltre interferire con compiti complessi, contribuendo a condizioni psicologiche come ansia e depressione.

Per affrontare i deficit visivi post-ictus, esistono diverse opzioni di riabilitazione, che si distinguono principalmente in terapie di restituzione visiva, finalizzate al ripristino delle funzioni visive, e tecniche compensative, volte a insegnare al paziente strategie alternative per gestire la perdita visiva. Tra queste, le tecniche di neuromodulazione non invasiva (NIBS), come la Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) e la stimolazione transcranica a corrente diretta (tDCS), stanno emergendo come strumenti promettenti per migliorare gli esiti riabilitativi e ampliare le possibilità terapeutiche.

Cos’è la Neuromodulazione Non-Invasiva (NIBS)?

Le tecniche di NIBS, come la TMS e la tDCS, si basano sull’applicazione di stimoli elettrici o magnetici sul cervello per modulare l’attività neurale. Questi interventi sono non invasivi, relativamente sicuri e possono essere utilizzati per trattare vari deficit neurologici, tra cui quelli visivi derivanti da danni cerebrali.

Nel contesto dei deficit del campo visivo post-ictus, la NIBS si è rivelata utile per stimolare le aree cerebrali responsabili della percezione visiva e per facilitare l’adattamento alle perdite di campo. L’obiettivo è ripristinare o compensare le capacità di esplorazione visiva del paziente, migliorando la qualità della sua vita e accelerando il processo riabilitativo.

Approcci alla riabilitazione dei Deficit del Campo Visivo

Esistono diverse tecniche terapeutiche per il trattamento dei deficit visivi post-ictus:

  1. Ausili per la visione: Questi dispositivi, come le lenti prismatiche, sono utilizzati per deviare lo sguardo e ampliare il campo visivo. Sebbene utili, non risolvono il problema alla radice, limitandosi a fornire un supporto temporaneo.
  2. Tecniche di restituzione visiva: Queste terapie mirano a ripristinare il campo visivo e migliorare la capacità di vedere. Pur essendo promettenti, spesso richiedono lunghi periodi di trattamento con risultati variabili.
  3. Tecniche compensative: Invece di cercare di restituire la visione, queste tecniche si concentrano nell’insegnare al paziente a compensare la perdita del campo visivo tramite il movimento oculare. Questo approccio, che si basa sull’adattamento, può essere potenziato tramite tecniche di neuromodulazione non invasiva, come la stimolazione transcranica a corrente diretta (tDCS).

I Benefici della Neuromodulazione Non-Invasiva

Studi recenti hanno dimostrato che l’uso combinato di tecniche compensative e stimolazione cerebrale non invasiva può portare a miglioramenti significativi nel recupero visivo dei pazienti post-ictus. In particolare, l’applicazione di tDCS associata a un training oculomotorio ha mostrato risultati positivi già a partire dal quinto giorno di trattamento, con un ampliamento del campo visivo di circa 4-5 gradi e miglioramenti nella sensibilità visiva. Questi benefici, inoltre, tendono a mantenersi nel tempo, a differenza degli approcci che si basano esclusivamente sull’allenamento oculomotorio.

È interessante notare che i pazienti con danni cerebrali più gravi tendono a trarre maggior beneficio dalla stimolazione transcranica, suggerendo che la tDCS può avere un effetto positivo anche nei casi più complessi di deficit del campo visivo.

Stimolazione Transcranica e Trattamenti Pre-Chiasmatici

Un altro aspetto interessante riguarda l’utilizzo di NIBS per il trattamento di patologie pre-chiasmatiche, come le neuropatie ottiche. La stimolazione cerebrale non invasiva sembra avere effetti positivi anche su queste condizioni, riattivando il nervo ottico e migliorando la trasmissione del segnale visivo.

Conclusioni

Le tecniche di neuromodulazione non invasiva offrono un grande potenziale nel trattamento dei deficit del campo visivo post-ictus. L’uso della TMS e della tDCS in combinazione con le tecniche compensative può accelerare il recupero, migliorare l’esplorazione visiva e ampliare il campo visivo dei pazienti. Sebbene siano necessari ulteriori studi per comprendere appieno il meccanismo d’azione di queste tecniche e ottimizzarne l’applicazione, i risultati finora ottenuti sono promettenti e possono rivoluzionare il trattamento dei deficit visivi post-icus, migliorando la qualità della vita dei pazienti.

La strada verso una riabilitazione più rapida ed efficace per i pazienti post-ictus è sempre più affascinante, e la NIBS gioca un ruolo fondamentale in questo processo di trasformazione.